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Comune di Ceprano

Ceprano : informazioni turistiche

La cittadina in un'ansa del Liri presso il tracciato dell'antica via Latina, nasconde interessanti memorie. Le indagini archeologiche suggeriscono che qui sarebbe stata la Fregellanum ricordata dall'itinerario di Antonino, sorta dopo la distruzione di Fregellae nel 125 a.C. Presso il Palazzo comunale è allestito il Museo archeologico di Fregellae, che espone materiali provenienti dagli scavi della città romana: importanti reperti provenienti dal sito del santuario di Esculapio, resti di mosaici, materiali provenienti dalle terme, monete. La chiesa di S. Antonio Abate, è l'unico monumento di origini antiche presente a Ceprano: è stata edificata nel corso del '500 lungo la Via Latina, e successivamente restaurata. Accanto alla chiesa troviamo il Convento Francescano. La chiesa di S. Giusta dove Gregorio VII investì il Re di Sicilia, Roberto il Guiscardo. Nella città troviamo l'Antiquarium, che è sede del Palazzo Comunale, dove sono collocati i reperti degli scavi di "Fregellae". In parte nel territorio di Ceprano sorge il parco archeologico dove si stanno effettuando scavi sistematici per riportare alla luce l'antica Fregellae e molti reperti sono custoditi nel locale museo. Da visitare inoltre la chiesa di S. Antonio Abate (sec. XVI), un capolavoro monumentale restaurato di recente insieme al caratteristi Convento. La storia della città si intreccia con quella più antica sull'origine dell'uomo. Risale infatti al 1994 la scoperta, nelle campagne cepranesi, dell'esemplare di "Homo" più antico conosciuto in Europa. Argil, così si chiama, è l'uomo che può rappresentare il "nonno " di tutti noi. Il sito sul quale sorge l'odierna Ceprano si sviluppò contemporaneamente alla colonia latina di Fregellae (328-125 a.C.), poiché vi sorgeva un abitato (Fregellanum) nel punto in cui la via Latina, proveniente da Roma, attraversava il fiume Liri tramite un ponte. Col nome di Ceparanium, forse derivato dal nome della famiglia Ceparia, la città acquistò rilevanza nel medioevo per la sua posizione geografico - militare e fu al centro di importanti avvenimenti storici. Il toponimo deriva dal personale latino CEPARIUS, con l’aggiunta del suffisso prediale -ANUS.
Del passato rimangono solo imponenti mura ciclopiche, un’interessante chiesetta dedicata a Sant’Arduino e la chiesa di Sant’Antonio. Qui papa Gregorio Vll investì Roberto il Guiscardo del trono di Puglia; qui, nella cappella di Santa Giusta, Federico II nel 1230 fu assolto dalla scomunica; qui venne re Manfredi a giurare fedeltà a Innocenzo IV e subì l'umiliazione di attraversare tutto il ponte sul Liri reggendo, in segno di sottomissione, le briglie del cavallo del papa; e, più avanti nei secoli, qui Gioacchino Murat si scontrò con le truppe austriache e fu sconfitto.
Durante il Medioevo, in virtù della sua posizione strategica lungo il Liri, in questo punto assai facile da attraversare, fu teatro di importanti avvenimenti nell’ambito delle lotte tra Papato e Impero: qui nel 1080 Roberto il Guiscardo, duca di Puglia, fece atto di sottomissione a papa Gregorio VII, che gli concesse l’investitura dell’Italia meridionale, e sempre in questa sede, nel 1254, re Manfredi accettò il titolo di vicario della Chiesa in Basilicata e Puglia.
Nel 1266 il re svevo, tradito dai nobili del posto, che permisero il passaggio delle truppe angioine, si scontrò con queste a Benevento, dove morì e, secondo le fonti ufficiali, fu sepolto; si narra, tuttavia, che il suo corpo fosse stato sotterrato sotto un pilone del ponte di Ceprano e in effetti nel 1614, quando il ponte crollò, fu ritrovata una cassa con le insegne sveve, contenente resti umani. Con la sconfitta degli Svevi la sua importanza strategica diminuì; nel Cinquecento, tuttavia, venne dotata di nuove fortificazioni da papa Giulio II e, nello stesso secolo, subì l’occupazione delle truppe spagnole. Giulio II, tra l’altro, intraprese un’azione di bonifica per liberare la zona dalla malaria, definitivamente sconfitta solo nella seconda metà del Novecento. Entrata a far parte del regno borbonico nel corso del XVIII secolo, vi rimase fino all’unità d’Italia.

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